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BIO-IANNOZZI - La pagina personale di GIUSEPPE
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Blog Title: BIO-IANNOZZI - La pagina personale di GIUSEPPE

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Nere. Gli anni delle innocenzedi Giuseppe IannozziEditore: edizione a cura dell'autoreCopyright: © 2008 Giuseppe IannozziLingua: ItalianoPaese: ItaliaEdizione: 1a edizionePagine: 209Dimensioni: 20.99 cm x 29.7 cmPrezzo: € 13.76 Descrizione: Una nutrita raccolta di poesie di Giuseppe Iannozzi scritte tra il 2004 e il 2005, che l'autore ha ripreso in mano smussandole là dove era possibile per alcune loro asperità, ma sempre rimanendo fedele all'originale spirito d'ingenuità di quel particolare tormentato periodo. Una silloge che conta più di cento poesie scelte tra le tantissime scritte nell'arco di un anno e mezzo circa. Canti d'amore, pensieri di rabbia, ballate nere (o di morte), illusioni giovanili, prose poetiche, pasquinate, il tutto condito con cinica disperazione e romantico idealismo.Acquista la tua copia diNere. Gli anni delle innocenze
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Nere. Gli anni delle innocenzedi Giuseppe IannozziEditore: edizione a cura dell'autoreCopyright: © 2008 Giuseppe IannozziLingua: ItalianoPaese: ItaliaEdizione: 1a edizionePagine: 209Dimensioni: 20.99 cm x 29.7 cmPrezzo: € 13.76 Descrizione: Una nutrita raccolta di poesie di Giuseppe Iannozzi scritte tra il 2004 e il 2005, che l'autore ha ripreso in mano smussandole là dove era possibile per alcune loro asperità, ma sempre rimanendo fedele all'originale spirito d'ingenuità di quel particolare tormentato periodo. Una silloge che conta più di cento poesie scelte tra le tantissime scritte nell'arco di un anno e mezzo circa. Canti d'amore, pensieri di rabbia, ballate nere (o di morte), illusioni giovanili, prose poetiche, pasquinate, il tutto condito con cinica disperazione e romantico idealismo.Acquista la tua copia diNere. Gli anni delle innocenze

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La Canalis presa per i capelli dall’ex senatrice Procaccioni e Berlusconi querelerà Di Pietro!





La Canalis presa per i capelli

dall’ex senatrice Procaccioni

E Berlusconi querelerà Di Pietro!

 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
L’ex senatrice Maria Burani Procaccini (Pdl) ha tempo da perdere e così prende per i capelli la Canalis che imita, all’interno del programma Artù, Michelle Hunziker. L’ex senatrice definisce Elisabetta Canalis «stupida» e «volgare», tanto da arrivare al punto di chiedere l’intervento di Corrado Calabrò, presidente dell’Agcom, con l’evidente scopo di far sanzionare la Canalis e la Rai. «Le persone coinvolte mi interessano poco. Non condivido il messaggio: sono delle scorrettezze che non giovano a nessuno, specie ai giovani. Ora voglio esagerare, ma se bisogna ridere di una persona che calpesta un senzatetto, poi non dobbiamo stupirci se nella realtà si arrivi a dargli fuoco. Non tutti quelli che assistono a un simile messaggio sono in grado di riderne semplicemente, ammesso poi che faccia ridere. Non invoco una tv didattica, ma dico no alla televisione che fa scuola di maleducazione. Poi è anche una questione estetica, di buongusto. Un pochino di autocensura in più non guasterebbe… la comunicazione in video ha un ruolo determinante nella nostra società. Per molte persone l’educazione viene indotta proprio dalla tv. Non stiamo parlando di un valoretto». Ed ancora: «Sarà utile farle apprendere qualche principio elementare di educazione civica che né Vieri né Reginaldo avrebbero potuto insegnarle».
Su Vanity Fair la Canalis: «Ho proposto io l’imitazione agli autori di Artù. Mi hanno presa per pazza: nessuno credeva che avrei avuto il coraggio di sbeffeggiare uno dei volti più noti di Mediaset». E alle critiche risponde con un secco «No Comment!», che lascia ad intendere che la censura invocata da Maria Burani Procaccini ha sortito il suo bell’effetto, per lo meno su di lei ex velina in cerca d’una notorietà che fosse da prima pagina!
 
«Berlusconi? E’ un grande corruttore politico». Antonio Di Pietro attacca con un diretto allo stomaco il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi: l’accusa è quella d’aver tentato di portare dalla sua parte (cioè del centrodestra, e dov’altro sennò?), dapprima lo stesso ex pm ai tempi del primo governo Berlusconi, e in seguito il candidato delle opposizioni alla presidenza della commissione di Vigilanza della Rai, Leoluca Orlando, e da ultimo anche il presidente Riccardo Villari. «E’ come Giuda si sarebbe venduto per trenta denari», così Di Pietro. E tanto per cambiare Berlusconi denuncerà Di Pietro. Infuriato telefona in diretta agli studi di Ballarò e parla, com’è ovvio pensare: «Non ho mai incontrato Villari. Non ho mai chiesto un appuntamento con l’onorevole Orlando. Mi era stato proposto da un deputato di Forza Italia, ma io ho rifiutato. Infine: è vero che nel 1994 ho chiesto di incontrare Di Pietro perché volevo fargli fare il ministro. Ma allora non sapevo che da magistrato aveva messo in prigione tante persone innocenti. Quando l’ho saputo ho subito cambiato idea. O Di Pietro va a denunciarmi alla magistratura, o sono io che denuncerò lui per calunnia».Il conduttore di Ballarò, Giovanni Floris coglie il silvio al balzo e lo fa incontrare telefonicamente con Epifani, il quale lo accusa di non aver invitato la Cgil, “il più grande sindacato italiano”, all’incontro della scorsa settimana con Cisl e Uil. Berlusconi subito s’inalbera dicendo che non l’aveva organizzato lui l’incontro e che essendo stato invitato aveva partecipato, e specifica: «Non credo di avere bisogno della sua autorizzazione per incontrare alcuni protagonisti del mondo della politica e del lavoro. Chiederò a lui consenso su tutto... Sei un dittatore». Ha belle parole anche per Bersani: «Veltroni, Franceschini, il vostro alleato Di Pietro mi insultano». Berlusconi ne ha i coglioni pieni e la telefonata finisce e così anche il divertimento di Floris e dei presenti in studio.
 
Così mentre tutti litigano, l’Alitalia non decolla, la depressione invece tutti s’accolla e a nulla valgono i cori di protesta in piazza, se poi c’è chi promette mazzate a non finire a ogni Pulcinella e Arlecchino in odor di sogni di rivoluzione, di socialismo popolare.



Nere. Gli anni delle innocenzedi Giuseppe IannozziEditore: edizione a cura dell'autoreCopyright: © 2008 Giuseppe IannozziLingua: ItalianoPaese: ItaliaEdizione: 1a edizionePagine: 209Dimensioni: 20.99 cm x 29.7 cmPrezzo: € 13.76 Descrizione: Una nutrita raccolta di poesie di Giuseppe Iannozzi scritte tra il 2004 e il 2005, che l'autore ha ripreso in mano smussandole là dove era possibile per alcune loro asperità, ma sempre rimanendo fedele all'originale spirito d'ingenuità di quel particolare tormentato periodo. Una silloge che conta più di cento poesie scelte tra le tantissime scritte nell'arco di un anno e mezzo circa. Canti d'amore, pensieri di rabbia, ballate nere (o di morte), illusioni giovanili, prose poetiche, pasquinate, il tutto condito con cinica disperazione e romantico idealismo.Acquista la tua copia diNere. Gli anni delle innocenze
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Nere. Gli anni delle innocenzedi Giuseppe IannozziEditore: edizione a cura dell'autoreCopyright: © 2008 Giuseppe IannozziLingua: ItalianoPaese: ItaliaEdizione: 1a edizionePagine: 209Dimensioni: 20.99 cm x 29.7 cmPrezzo: € 13.76 Descrizione: Una nutrita raccolta di poesie di Giuseppe Iannozzi scritte tra il 2004 e il 2005, che l'autore ha ripreso in mano smussandole là dove era possibile per alcune loro asperità, ma sempre rimanendo fedele all'originale spirito d'ingenuità di quel particolare tormentato periodo. Una silloge che conta più di cento poesie scelte tra le tantissime scritte nell'arco di un anno e mezzo circa. Canti d'amore, pensieri di rabbia, ballate nere (o di morte), illusioni giovanili, prose poetiche, pasquinate, il tutto condito con cinica disperazione e romantico idealismo.Acquista la tua copia diNere. Gli anni delle innocenze

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Rino Gaetano - Mio fratello è figlio unico



Rino Gaetano

Mio fratello è figlio unico




Pubblicato da kinglear | Commenti (10)


Tags: musica, canzoni, video, cantanti, cult


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Gigi D'Alessio cantò per la camorra


Gigi D'Alessio cantò per la camorra

a cura di Giuseppe Iannozzi


Gigi D’Alessio racconta sulle pagine di Vanity Fair di quando tra il 1992 e il 1997 ha cantato alle feste organizzate dalla camorra. «Non sono pentito. Se a Napoli fai il cantante, e cominci a essere un po' conosciuto, è inevitabile finire in quel giro. Poi, un conto è fare il proprio lavoro, un altro è essere colluso. Guardi che a certi banchetti ho incontrato anche colleghi come Renato Carosone o Riccardo Cocciante. Tutte le foto in cui mi si vede con qualche boss sono state scattate durante quelle feste. Che cosa potevo fare: rifiutarmi di posare con loro? Lo sa quante volte sono stato minacciato di morte? A Napoli mi fermavano ovunque, dicendomi di tutto. "Se non vieni a cantare alla festa per il matrimonio di mio figlio ti taglio la gola", "Se non ci canti le tue cose al pranzo per il battesimo di mia nipote ti spacco la testa". Andavo, eccome se andavo. Sono arrivato a fare 15 feste al giorno: dall'ora di pranzo all'alba».

E sarà anche vero; però si può supporre che sia una verità a metà, perché se qualcuno ha cantato per i camorristi, molti altri non l'hanno fatto ieri né mai lo faranno pur essendo nomi ben affermati e conosciuti del panorama musicale italiano, napoletano e non solo. Davvero difficile se non impossibile credere Gigi D'Alessio vittima della camorra. C'è sempre una possibilità di scelta, di essere uomo, di esserlo poco, di non esserlo per niente.

Pubblicato da kinglear | Commenti


Tags: musica, riflessioni, spettacoli, cantanti, ultime notizie, opinionismo


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Nere. Gli anni delle innocenze di Giuseppe Iannozzi - comunicato stampa










Nere. Gli anni delle innocenze

di Giuseppe Iannozzi





Editore: edizione a cura dell'autore
Copyright: © 2008 Giuseppe Iannozzi
Lingua: Italiano
Paese: Italia
Edizione: 1a edizione
Pagine: 209
Dimensioni: 20.99 cm x 29.7 cm

Prezzo: € 13.76


Descrizione: Una nutrita raccolta di poesie di Giuseppe Iannozzi scritte tra il 2004 e il 2005, che l'autore ha ripreso in mano smussandole là dove era possibile per alcune loro asperità, ma sempre rimanendo fedele all'originale spirito d'ingenuità di quel particolare tormentato periodo.
Una silloge che conta più di cento poesie scelte tra le tantissime scritte nell'arco di un anno e mezzo circa. Canti d'amore, pensieri di rabbia, ballate nere (o di morte), illusioni giovanili, prose poetiche, pasquinate, il tutto condito con cinica disperazione e romantico idealismo.


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Nere. Gli anni delle innocenze












Nere. Gli anni delle innocenzedi Giuseppe IannozziEditore: edizione a cura dell'autoreCopyright: © 2008 Giuseppe IannozziLingua: ItalianoPaese: ItaliaEdizione: 1a edizionePagine: 209Dimensioni: 20.99 cm x 29.7 cmPrezzo: € 13.76 Descrizione: Una nutrita raccolta di poesie di Giuseppe Iannozzi scritte tra il 2004 e il 2005, che l'autore ha ripreso in mano smussandole là dove era possibile per alcune loro asperità, ma sempre rimanendo fedele all'originale spirito d'ingenuità di quel particolare tormentato periodo. Una silloge che conta più di cento poesie scelte tra le tantissime scritte nell'arco di un anno e mezzo circa. Canti d'amore, pensieri di rabbia, ballate nere (o di morte), illusioni giovanili, prose poetiche, pasquinate, il tutto condito con cinica disperazione e romantico idealismo.Acquista la tua copia diNere. Gli anni delle innocenze



Un assaggio da "Nere. Gli anni delle innocenze"






OLTRE L’AUTUNNO


Eri bella e lo sapevi.
Eri una bruna foglia d’autunno.

I tuoi occhi graffiavano:
una carezza fra le tue gambe,
la delicatezza del velluto sfiorato.

Di più non ho osato.
E tu lo sapevi
che non sarei andato oltre.

Ti ho amata negli occhi,
con timidezza. Questo no,
non lo immaginavi; ma io sì,
oltre l’incipiente morte
dei tuoi sguardi.




SI FA NOTTE


Quando l’ora si fa tarda,
la tentazione è quella d’una poesia
o d’un dolore che nessuno,
nessuno ascolterà.





IL TUO VENTRE


Lasciati prendere alle spalle
o raccomandami al tuo ventre
in questo mentre
che sono ancora con te
mistico come le stelle




IL SORRISO DI DIO


Sono tornato per ricordarti
che ho sfidato Dio e il suo sorriso
per farmi bello agli occhi tuoi.

Ho affrontato le onde del Destino
e ho messo sul piatto mille uomini sconfitti
per dimostrarti tutto il mio valore.

Sono tornato per amarti.
Ma tu non lo sai. E solo questo conta
quando la fine d’un amore.




COME IN CIELO COSI’ IN TERRA


Come in un cielo di nuvole squarciato da una lama di luce
c’era il tuo sorriso ad illuminare il buio delle mie solitudini;
come in una terra devastata dalla morte che piange sangue
c’era il tuo sorriso a dar vita alle mie mani nude sul tuo corpo.

Come in cielo così in terra: sempre il tuo amore, corpo e anima.




COME IN PREGHIERA


Dovresti amare la preghiera delle mie mani,
o lasciarmi annegare in una rosa di whiskey
Dovresti stringermi tra le tue gambe vestite di seta,
o lasciarmi legato al tuo letto di Vergine col Bambino

Amore, la fragilità ci coglie impreparati
e le ombre di Hiroshima vivono dolore nel tuo grembo
come nella stanchezza dei miei fianchi cristiani;
questo non lo puoi dimenticare
se mi ami come il Sole,
se ancora senti d’esser Luna

Se è ancora l’Amore, se è ancora Sole e Luna,
Bambina, penso che dovresti darmi un’altra possibilità,
o il cappio che soffocò il giovane seminarista Berthet
Quando la notte si fa completa notte,
è già troppo tardi per ammettere la verità
che si è ombre di crepuscolari identità.




LIBERA RONDINE


Libera Rondine,
libera
ora
il tuo volo
ed insegnami
la delicatezza
delle tue ali,
perché
con leggerezza
possa morire
ed esser
nel cuore
di chi ho amato
semplice primavera.

Pubblicato da kinglear | Commenti (10)


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Eluana Englaro: chi rimuoverà il sondino? e dove?


Eluana Englaro:
chi rimuoverà il sondino?
e in quale struttura?


di Giuseppe Iannozzi



Da profano qual sono, io penso che Eluana non sia più una entità viva da un lungo lunghissimo pezzo, ovvero da quando è iniziato (e mai terminato) il suo coma profondo, coma che oramai dura da ben 17 e più anni. In tutto questo tempo, mi sembra non ci siano state reazioni cerebrali significative che facessero pensare che Eluana incorporasse ancora in sé un seppur minimo anelito di vita.
E’ brutto da dire, ma sostanzialmente oggi Eluana Englaro è una macchina il cui cervello è morto (e cioè privo di significative reazioni chimiche ed elettriche che danno all’individuo la coscienza di sé e quindi la vita). Non c’è coscienza in lei, c’è invece un corpo che si mantiene integro perché alimentato e idratato. Null’altro. E’ anche vero che in rarissimi casi si è avuto il risveglio di malati caduti in coma profondo, anche dopo venticinque anni; e che se fosse stata staccata loro la spina, non avrebbero più avuto alcuna speranza di risvegliarsi. Mi chiedo però che vita potrebbe mai essere quella di un soggetto che si risvegli dopo decenni e decenni, anche se l’eventualità è molto più che remota. Però è già accaduto. Tuttavia non credo sia il caso di Eluana: qualche giorno or sono è andata incontro a una emorragia di una certa importanza, segno inequivocabile che anche il corpo, oramai scevro di coscienza, è oltremodo stanco (consumato). Continuare ad alimentare il corpo di Eluana, e non Eluana, si badi bene alla netta differenza, non ha niente di umano in una accezione laica e non ce l’ha in una meramente cristiana. La sentenza avrebbe dovuto avere il coraggio di pronunciarsi per “la dolce morte”, per l’eutanasia; si è invece pronunciata dando luogo a una vigliaccata, con un “non alimentare e dissetare più Eluana”, o meglio, il corpo che un tempo fu dotato di coscienza intellettiva e che era Eluana.
Il caso di Eluana non ha niente a che vedere con quello di Piergiorgio Welby: Welby ha espresso la sua volontà perché una coscienza ce l’aveva ancora seppur oramai prigioniera di un corpo morto; per Eluana invece è diverso, non è il corpo ad essere morto, bensì la coscienza, il cervello. I due casi non sono paragonabili.
Il padre di Eluana ha deciso cosa fosse meglio per lei; ma essendo stato lui il padre la persona più vicina alla figlia e con tutta probabilità colui che maggiormente l’ha amata e conosciuta, sono dell’opinione che solo a lui spettasse decidere se continuare ad alimentare un corpo privo di coscienza o no. La Chiesa non c’entra assolutamente niente con Eluana, né con chi si trova nella sua stessa condizione; e mai dovrebbe intervenire nelle decisioni dell’uomo, tranne in quei casi dove sia il malato stesso a chiedere della Chiesa, o che abbia così disposto tramite testamento.

Personalmente in simili casi penso che le proprie credenze religiose non dovrebbero influire su cosa potrebbe essere giusto e su cosa invece no. Io sono ateo/agnostico, ma rispetto le fedi altrui fin tanto che non scadono nel fanatismo e nel fondamentalismo. Il fondamentalismo religioso mi fa orrore, perché è una, forse la principale causa di conflitti nel mondo sin da quando l’uomo ha fatto la sua comparsa su questo pianeta a cui ha presto dato il nome Terra.

Al di là di quelle che sono le mie convinzioni personali, attenendomi ai dati di fatto - ovvero a quelli che sono stati resi pubblici - oggi Eluana è sol più un corpo in stato vegetativo che di sé non ha più alcuna coscienza. Potrà forse sembrare cinico dirlo papale papale, ma il corpo di Eluana è purtroppo una macchina che continua ad essere alimentata e solo per questo motivo il suo cuore batte ancora. Ma al battito del cuore non è associata alcuna scintilla di coscienza, e senza di questa non si può proprio dire che Eluana sia viva. E’ un corpo umano, su questo sono d’accordo: ma la vita non può essere ridotta a una macchina scevra di coscienza. Per quel che ne sappiamo, continuando ad alimentare il corpo di Eluana, esso potrà andare avanti ancora venti, trenta, quaranta anni. E’ vita questa? Sarebbe una vita? Io sono dell’opinione di no. Faccio un esempio terra terra: si prenda una automobile il cui motore è guasto e non riparabile e gli si dia benzina; il risultato sarebbe che la macchina produrrebbe colpi di tosse, rumore di pulegge e ingranaggi, ma non si sposterebbe di un solo centimetro. Ora Eluana è proprio una macchina: il cervello è morto. Non ci sono segni di attività cerebrale. Niente di niente. Che tutti gli altri organi funzionino è un fatto puramente accidentale, ma la coscienza di Eluana si è spenta 17 anni or sono per non riaccendersi più. Le conoscenze attuali in medicina ci fanno pensare, con un margine di errore infinitesimale, che il cervello di colei che fu Eluana si è spento per sempre. Non c’è niente che dimostri il contrario e non c’è nessun dato che possa supportare l’idea (la speranza, per quanto minima) che un domani una scintilla di coscienza possa tornare ad albergare nella scatola cranica della donna in coma.

Il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, ha detto in maniera inequivocabile che le strutture della sua regione sono «indisponibili». E’ quello di Formigoni un “no” a cui si riaggancia la tesi esposta da Roccella: «non esiste alcun obbligo» a dar corso alla sentenza della Cassazione che autorizza a interrompere nutrizione e idratazione. Per tale ragione il «luogo più confacente» per attuare la sentenza dovrebbe essere la casa della famiglia Englaro. Un’idea questa ripresa anche da monsignor Rino Fisichella, presidente della pontificia Accademia Pro Vita: «Sono nato a casa, spero di morire a casa. Questa è la dimensione più umana». Monsignor Fisichella dà dunque pieno credito alla tesi espressa da Formigoni, che è anche quella di alcuni magistrati.

Resta però da chiarire se i termini della sentenza consentano davvero la rimozione del sondino in casa, visto che l’atto dispone che l’interruzione del «sostegno vitale artificiale» debba avvenire «in un hospice o altro luogo di ricovero confacente». Beppino Englaro dissente in maniera piuttosto forte: «Eluana è stata portata in quello stato in una clinica e con l’aiuto di una clinica deve uscire da quella condizione. Tutto il resto è barbarie. Abbiamo preso diversi contatti, ora vogliamo riflettere». Non è stata esclusa la possibilità che ci si possa recare all’estero per la rimozione del sondino. Carlo Alberto Defanti, il neurologo che ha in cura da anni Eluana: «Ma sarebbe una sconfitta per l’Italia». La disponibilità a togliere il sondino è arrivata dal ginecologo Silvio Viale, ma non c’è ancora una conferma ufficiale.

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Marina Ripa di Meana sull'Aldilà



Marina Ripa di Meana sull'Aldilà


Marina Ripa di Meana: «Ho fatto quello che mi è piaciuto.
Dicono che l'ho pagato? Non me ne sono accorta»






Nere. Gli anni delle innocenzedi Giuseppe IannozziEditore: edizione a cura dell'autoreCopyright: © 2008 Giuseppe IannozziLingua: ItalianoPaese: ItaliaEdizione: 1a edizionePagine: 209Dimensioni: 20.99 cm x 29.7 cmPrezzo: € 13.76 Descrizione: Una nutrita raccolta di poesie di Giuseppe Iannozzi scritte tra il 2004 e il 2005, che l'autore ha ripreso in mano smussandole là dove era possibile per alcune loro asperità, ma sempre rimanendo fedele all'originale spirito d'ingenuità di quel particolare tormentato periodo. Una silloge che conta più di cento poesie scelte tra le tantissime scritte nell'arco di un anno e mezzo circa. Canti d'amore, pensieri di rabbia, ballate nere (o di morte), illusioni giovanili, prose poetiche, pasquinate, il tutto condito con cinica disperazione e romantico idealismo.Acquista la tua copia diNere. Gli anni delle innocenze
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Nere. Gli anni delle innocenzedi Giuseppe IannozziEditore: edizione a cura dell'autoreCopyright: © 2008 Giuseppe IannozziLingua: ItalianoPaese: ItaliaEdizione: 1a edizionePagine: 209Dimensioni: 20.99 cm x 29.7 cmPrezzo: € 13.76 Descrizione: Una nutrita raccolta di poesie di Giuseppe Iannozzi scritte tra il 2004 e il 2005, che l'autore ha ripreso in mano smussandole là dove era possibile per alcune loro asperità, ma sempre rimanendo fedele all'originale spirito d'ingenuità di quel particolare tormentato periodo. Una silloge che conta più di cento poesie scelte tra le tantissime scritte nell'arco di un anno e mezzo circa. Canti d'amore, pensieri di rabbia, ballate nere (o di morte), illusioni giovanili, prose poetiche, pasquinate, il tutto condito con cinica disperazione e romantico idealismo.Acquista la tua copia diNere. Gli anni delle innocenze

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Magdi Allam: adottiamo Eluana



Magdi Allam: adottiamo Eluana

Ferruccio Saro: rispettiamo la famiglia





AVVERTENZA: Riporto questo testo di Magdi Cristiano Allam, per puro diritto d’informazione, ma sia chiaro a tutti che non intendo in alcun modo sostenere né l’appello di Allam né le sue idee in merito al caso di Eluana Englaro.
Il testo qui riportato ha la sola funzione di informare i lettori.
Il sottoscritto Giuseppe Iannozzi si disgiunge in maniera netta e forte da quanto espresso da Allam.

g.i.



Magdi Cristiano Allam, lo scrittore e giornalista islamico convertito al cristianesimo, lancia dalle pagine del suo sito un appello per l’adozione a distanza di Eluana Englaro: “Non è attaccata a nessun tipo di macchinario che ne favorisca la respirazione, non assume alcun farmaco, l’unico elemento esterno che le consente di vivere è il sondino che scende in fondo al suo stomaco e la nutre”.

Magdi Allam entra nella polemica di questi giorni con un appello provocatorio nei confronti del mondo cattolico, chiamandolo alla mobilitazione. Che cosa ne pensate? Ha ragione a chiedere un intervento, oppure ha ragione il senatore Ferruccio Saro, del PDL: che dice: “Invoco un po’ di privacy per la famiglia Englaro”.

Saro è amico del padre di Eluana, Beppino. “Gli sono stato vicino e gli sono personalmente vicino in questo momento tragico e delicato per qualsiasi genitore e per qualsiasi familiare”, aggiunge Saro che condanna “gli eccessi dei toni e delle forme che stanno caratterizzando questa vicenda, che coinvolge esclusivamente la sfera privata”. Saro si dice “profondamente convinto che trasformare questo caso in un’arma con cui battagliare politicamente, come di fatto si continua a fare, sia un errore tragico, che va a scapito della famiglia e a scapito di un dibattito serio e approfondito che non può e non deve partire da un singolo caso”.

Saro si dice anche preoccupato per il precipitare dello scontro fra laici e cattolici ed auspica “che adesso tacciano le contrapposizioni su questo piano, in attesa che la necessaria legiferazione sul testamento biologico da parte del Parlamento riporti un terreno di confronto su cui, serenamente, senza pregiudizi e assiomi, sia i laici sia i cattolici possano discutere e ragionare”.

L'appello di Magdi Allam:

“Cari Amici, Lancio un appello urgente e forte a mobilitarci per difendere il diritto alla vita di Eluana Englaro, affinché trionfi il valore insopprimibile della sacralità della vita dal concepimento alla morte naturale quale fondamento della nostra umanità e della nostra civiltà. Mobilitiamoci testimoniando con la parola la nostra strenua condanna dei boia del relativismo etico che violano incontestabilmente il valore insopprimibile della sacralità della vita, che si sono arbitrariamente auto-attribuiti il diritto di sentenziare che Eluana non debba più continuare a vivere, che Eluana debba essere uccisa cessando di nutrirla. Mobilitiamoci contro questa deriva etica, giuridica e politica che vorrebbe “cosificare” la vita umana, con il tragico risultato che oggi i nostri figli immaginano, come è avvenuto per dei quattordicenni siciliani che non si sono fatti scrupoli ad assassinare una loro coetanea dopo averla stuprata e messa incinta, che la vita umana possa essere impunemente usata, violata e buttata. Mobilitiamoci affinché Eluana possa restare in vita presso le suore Misericordine che da 14 anni l’accudiscono amorevolmente nella casa di cura “Monsignor Luigi Talamoni” a Lecco, che hanno detto: “Per noi Eluana è una persona e viene trattata come tale. E’ una ragazza bellissima. Vorremmo dire al signor Englaro (il padre) che se davvero la considera morta di lasciarla qui da noi. E’ parte della nostra famiglia”. Mobilitiamoci sostenendo a viva voce che anche per noi Eluana è una persona che ha diritto alla vita e anche per noi Eluana è parte della nostra famiglia. Promuoviamo un’adozione a distanza di Eluana che sia tale innanzitutto nei nostri cuori e che possa, se necessario, trasformarsi in un impegno concreto al fianco delle suore Misericordine che attestano con la loro testimonianza d’amore e di vita l’autentico messaggio di Gesù, che trova piena corrispondenza nei valori assoluti e universali che sostanziano l’essenza della nostra umanità. Vi esorto a far pervenire a questo sito la vostra adesione a questo appello, indicando il vostro nome e cognome, la vostra e-mail e la motivazione per la quale aderite all’appello. Cari Amici, secondo la testimonianza, pubblicata oggi su Il Foglio, di Marco Barbieri che ha incontrato Eluana cinque anni fa, la ragazza ogni mattina apre gli occhi e alla sera li richiude. Non è attaccata a nessun tipo di macchinario che ne favorisca la respirazione, non assume alcun farmaco, l’unico elemento esterno che le consente di vivere è il sondino che scende in fondo al suo stomaco e la nutre. I medici lo definiscono uno stato vegetativo permanente, ma Barbieri ricorda che “la letteratura clinica è ricca di casi di uomini e donne che dopo periodi di coma come Eluana si sono risvegliati” anche se non è dato sapere come e quando. Di fatto il coma permanente è ben diverso dal coma irreversibile. Tanto che, come si legge a pagina 6 de Il Giornale, le suore che la accudiscono non sospenderanno mai l’alimentazione, come conferma la responsabile della clinica suor Albina Corti: “Per ora non ci hanno ancora comunicato nulla. Non sospenderemo mai l’alimentazione. Nel caso, venga il padre a prenderla: fino ad allora la ragazza starà qui. Anche se vorremmo dire al signor Englaro che se davvero la considera morta di lasciarla qui da noi. E’ parte anche della nostra famiglia. Per noi è una persona e viene trattata come tale. E’ una ragazza bellissima. Qualche volta se le parla suor Rosangela muove gli occhi”. Cari Amici, è per queste ragioni che vi chiedo ancora di sottoscrivere l’appello. Cari Amici, andiamo avanti insieme da Protagonisti per l’Italia dei diritti e dei doveri, del bene comune e dell’interesse nazionale, promuovendo un Movimento della Verità, della Vita e della Libertà, per una riforma etica dell’informazione, della società, dell’economia, della cultura e della politica, con i miei migliori auguri di successo e di ogni bene”.

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Studenti comunisti pestati a sangue dai naziskin della band Leggitima Offesa



Studenti comunisti pestati a sangue

dai naziskin della band Leggitima Offesa


La Digos ha arrestato quattro persone. Uno delle due vittime è grave in ospedale



BOLOGNA - Quattro attivisti di estrema destra sono stati arrestati dalla Digos per un’aggressione compiuta la scorsa notte, nel pieno centro di Bologna, a due giovani di sinistra, etichettati come “comunisti”. Prima gli insulti politici, poi il pestaggio: una delle vittime, un 34enne di Catanzaro, è in condizioni serie all’ospedale Maggiore con il naso e una mascella fratturati e una lesione ad un occhio, un suo amico di 21 anni se l’è cavata con qualche livido.

Gli arrestati sono Luigi Guerzoni, 33 anni, di Bologna e residente nel ravennate, commerciante, Vincenzo Gerardi, 26 anni, operaio di Cento (Ferrara), residente ad Argelato, entrambi già noti alle forze dell’ordine; Gunther Xavier Latiano, studente di 25 anni, di S.Giovanni Rotondo (Foggia), residente a Bologna, e Alessandro Malaguti, 20 anni, operaio di S.Giovanni in Persiceto residente a Crevalcore, questi ultimi incensurati. Gerardi, noto con il soprannome di “miccia”, è imputato a Bologna per associazione per delinquere finalizzata alla discriminazione e all’odio o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionalistici e religiosi, in un processo che vede coinvolti diversi esponenti di gruppi di estrema destra, per episodi avvenuti tra il 2002 e il 2006. Nella stessa inchiesta era finito anche Guerzoni, che è stato però prosciolto all’udienza preliminare, ma ha alle spalle numerosi precedenti di polizia per reati di discriminazione razziale, porto d’armi, fabbricazione di ordigni esplosivi, violenze e minacce a pubblico ufficiale. Guerzoni inoltre fa parte, insieme a Malaguti, del gruppo musicale “Legittima offesa”; sul proprio sito web il gruppo si definisce «skinheads-band nazionalista e anticomunista».

Ieri sera i quattro, dalle teste rasate e vestiti con abiti e simboli “nazi”, avevano passato la serata in un locale del centro per festeggiare il compleanno di Guerzoni, insieme ad altri amici, in tutto una decina, fra cui un paio di ragazze. Poco dopo le tre, secondo quanto ha ricostruito la Digos, a pochi passi dalle Due Torri, hanno incrociato l’altro gruppo di giovani, sei-sette ragazzi (in gran parte studenti fuori sede pugliesi e calabresi), che provenivano da piazza S.Stefano dopo una festa di laurea. A scatenare gli insulti («comunisti di merda», «partigiani di merda») sarebbe stato il loro aspetto: capelli lunghi e soprattutto una chitarra e un bongo, che è stato subito preso di mira e danneggiato. In due avrebbero reagito alle provocazioni, rispondendo: «Sì sono comunista e me ne vanto» e «Bisogna essere fieri di essere partigiani, i partigiani hanno liberato l’Italia». Le frasi hanno scatenato la rabbia dei quattro che li hanno colpiti con calci, pugni e bottigliate, ma anche con sedie e sgabelli presi dai gazebo esterni di alcuni locali. Ad avere la peggio è stato il trentaquattrenne, pestato anche dopo essere caduto a terra.

Portato in ambulanza al Maggiore, ha riportato contusioni, fratture e trauma cranico che rendono le sue condizioni gravi. Nel pomeriggio è stato trasferito, per una consulenza, all’ospedale Bellaria. I quattro naziskin sono stati rintracciati quasi subito dalla polizia, chiamata da un amico dei due ragazzi aggrediti, che ha fermato una Volante. Latiano, che era ancora sul luogo del pestaggio, è stato fermato immediatamente, mentre gli altri tre sono stati rintracciati poco dopo. La Digos ha già sentito diversi testimoni, tra cui il ragazzo ferito in modo lieve, che hanno riconosciuto con certezza i quattro arrestati. Per loro il Pm Gabriella Tavano ha disposto l’accompagnamento in carcere, in attesa dell’udienza di convalida davanti al Gip.

Pubblicato da kinglear | Commenti


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peggio di Ed Wood





peggio di Ed Wood
 
 


di Giuseppe Iannozzi
 
 


 
Nota dell’autore: Queste le scrissi tanti anni or sono. Le ho ripescate dai miei archivi. Non so dire con precisione quanti anni abbiano, ma appartengono sicuramente al mio periodo più beat.
Fanno decisamente schifo e credo ci voglia oggi un coraggio focomelico per definirle poesie.
Sono solo un assaggio del mio peggio.
 
Godetevele!
 
g.i.
 
 
 
 
 
 
La mia anima ha le emorroidi
 
 
La mia anima ha le emorroidi
Un conto in banca in rosso
Un giorno senza luce
E una notte di scuri addii
 
La mia anima è il lato malato dello Spirito
Né buono né cattivo
Fottutamente oltre le preghiere di sangue
E perdono
E pietà
E fede
La mia anima mima un Wilde straccione
Profonda come l’Infinito assomiglia al sangue del mio Dio personale
Così mio che nessuno conosce tranne la fantascienza della rabbia
 
Essa ama le donne nere bistrate di negro sangue
Una bella di periferia improvvisata ballerina di carillon
Un cuore di molle nutrito a Versetti Satanici e condanne a morte
Essa ama la nicotina fra le labbra dell’amorevole crudeltà pagata per strada
 
 
Emorroidi e l’orecchio di Van Gogh per sentire amore e odio
Per pesare il peccato dell’arte e del santo pazzo nel Nome della Rosa
Fra Dolcino aveva ragione e San Francesco pure, entrambi pazzi a loro modo
Per rimbambire la mia anima di carne putrescente
A questo penso sotto la luce d’un sole di ghiaccio con il cranio calvo
 
Catene da perdente, Conte di Montecristo, eroe minore
Cristo d’un Cane, anima che mi imita
            con uno schizzo a matita su un vergine foglio
            affidato alle mani dei burocrati
Sai, amico, io sto coi perdenti
E le mani strette a pugni
            come bocche con mille denti gridano umiltà
O forse la semplice arroganza di esistere
 
 
 
 
 
Fiacco panico
 
 
Superbo come un Dio
Non seppe perdonare se stesso
 
Innocente come il Tempo prima che sia PRIMA e poi DOPO
Non seppe perdonare gli altri
 
Innocente, davvero troppo
Superbo, davvero troppo
 
Troppo poco d’entrambe le virtù
Per morire negli occhi di Pan.
 
Fiacco… uomo che vivi della tua maledizione
Ecco a cosa sei stato condannato per vanità
 
Per vanità d’esser umano
Perché non un qualsiasi altro essere o cosa?
 
Uomo produci spaventi ma il Panico non sai ancora dov’è di casa:
dovresti provare a non esistere più per essere di più d’un silenzioso spavento:
 
Credo che inventerai la Terza guerra Mondiale!
 
 
 
 
 
Hanno parlato di rivoluzione
 
 
Hanno parlato dell’Anima
L’ho venduta
Non l’ho mai avuta
Solo il buonsenso mi ha dato la Vita
 
La merda è merda dovunque
Una pin-up non è meno merda dell’Anima New Age
Mostrami una cosa eccezionale
Mostrami una via
Una Uscita di Sicurezza
La vita non è una via
La morte neanche
Fanno schifo entrambe
Entrambe nate dallo stesso grembo
Entrambe uscite da un buco di carne o di terra
Quale la differenza?
 
I panni sporchi si lavano in casa
Dash, anima di detersivo
Dash, senno sovversivo
La Rivoluzione, quella la ricordate?
Il pessimismo, schifezza
Il buonismo, schifezza
La gente, suprema schifezza su di un trono, su di un cesso
La gente sbandiera i suoi colori
Uccidendo l’Arcobaleno
Sbandiera i suoi colori contro un cielo atomico
Quanti bastardi hanno ucciso l’ozono? L’ossigeno?
 
Hanno parlato dell’Anima
Hanno parlato di Rivoluzione
Hanno capito un cazzo
Hanno capito il loro tornaconto
 
 
 
 
Un attimo che fugge
 
 
Un tempo chiedevo agli amici
Un tempo credevo al passato
Ma ci fu un periodo buio
E finii col chiedere solo a me stesso
E uno più negro ne sopravvenne
Chiedere tempo al tempo, cosa vana
Così non chiesi me stesso alla mio ombra
O alla mia tomba proiettata al futuro
 
La storia attimo che fugge via
 
 
 
 
 
Il Callo
 
 
Una purga, l’agnizione della stitichezza
Una fuga, un callo impedisce la corsa
 
Una purga mentre si fugge nel cesso
Senso di liberazione, inciampando,
cadendo, sbattendo il capo contro il cesso,
una morte gloriosa
 
All’obitorio il tuo corpo:
un carta d’identità attaccato al piede calloso
 
E pensare che diceva…
… d’averci fatto il callo alla Rivoluzione
 
 
 
 
 
A proposito del 68
 
 
Il sessantotto fu una giostra di orgasmi
 
Gli anni settanta, terrorismo e scommesse politiche
 
Gli anni ottanta, un drive-in per dimenticare la storia
 
Gli anni novanta, la cultura degli apocalittici e degli integrati
 
Del sessantotto non è rimasta che l’idea della libertà
Una prigione perversa oggi, se ne parla per salottiera moda
 
I borghesi erano rivoluzionari ieri per finta
 
Il sessantotto fu una droga per rafforzare i baciapile di oggi
 
Stanca palindromia
Le grida di ribellione da destra a sinistra
E viceversa
Le grida ambigui sorrisini nei comizi come nei talk-show
Si spettegola di filosofia androgina e classi sociali e spogliarelli
La politica ambiguo sesso chiacchierato sui rotocalchi scandalistici
Le grida sono il piacere d’una sveltina
 
Rimane questa l’eredità della posizione sessantotto!
 
 
 
 
 
Il ricovero dei Poveri Vecchi
 
 
Incontrai un giorno un tizio
Non ci stava proprio dentro
Niente voglia di lavorare
Non un talento da proletario
E odiava ogni barbone
Solo amava le belle donne
Senza una lira in tasca
Le tacchinava allupato
Ma respinta su respinta
Finì col diventare un lupo solitario
Convinto d’aver la Ragione come nel Capitale
Sputava a destra e a manca
Il rispetto era un accessorio rifiutato
Un tizio così parlava di tutto e niente
Faceva proprio incazzare
Amava i peti e i lauti pasti scroccati
Amava la vita perché non ne aveva una
Ma più di tutto amava le sue fantasie sulle donne
Per esser più bello si era rifatto il naso
Tant’è che subito acquistò nomea di “Naso di Fata”
Nessuno si prendeva cura di lui
Con la pancia fatta di birra e salsicce
Quel naso così piccolo proprio gli stonava
Quando pel freddo la giacca si abbottonava
Ma troppo si sbottonava su fatti per sentito dire
E un giorno che era un niente di particolare
Per gioco di dispetto un ceffone volò alla sorella
E lei malamente gli rispose
E lui la chiamò troia e poco mancò che la montasse
Per rabbia o per sverginarsi con l’incesto
Si rattenne e gridò un belato e fuggì via
Fuggi via con nessuno a fargli la corte
Fuggi via per tornare alla birra e alle fantasie d’amore
 
Con un tipo così non potevi parlare
La sua bocca quella di Giuda, il cuore di Giuseppe d’Arimatea
Non ci stava proprio dentro
Non capiva se stesso
Pretendeva dagli altri la sua identità
E glie l’hanno rubata nel riflesso d’uno specchio
Qui ai Poveri Vecchi, ricovero di pasticche
Qui ai Poveri Vecchi, stazione per la pazzia addormentata
 
 
 
 
 
Nato il primo maggio
 
 
Guardando il mondo con freddo coraggio
Inseguendo quell’unica luce d’un dispettoso solare raggio
 
Fuggevole come le nuvole
Il tuo volto confuso nel sole
Dovrei imparare a dimenticare
Che si può anche amare
 
Possessivo fino alla gelosia
Prendo a prestito una gioia
 
Improvviso come notturno temporale
Acqua di stelle, pelle di luna, non fai male
Dovrei aprirmi alle confessioni
Gridare una volta un “t’amo” per un dì da leoni
 
Chiuso a chiave nella timidezza
Spendo troppa tristezza
 
Quanto mi costa osare?
 
Guardando il mondo con freddo disprezzo
Braccato dalla luce la rifuggo per contraddizioni a caro prezzo
 
Quanto mi costa amare?
 
Possessivo introverso fino alla paranoia
Non scrivo d’amore se non per la tua gioia
 
Ma rimango sempre anonimo ai tuoi occhi
Regalando la mia identità alla catena di montaggio
Nato il primo di maggio
Nelle lotte acciacco e prendo acciacchi
 
 
 
 
 
6 quello che 6
 
 
Se dici la verità
6 impopolare
Appena sufficiente a produrre
 
Se dici il falso
Semplicemente non 6
Puleggia dello Stato
 
Se dici quello che dici
Non 6 mai al di sopra delle parti
 
Amore, mettiti il rossetto
Amore, andiamo al Vittoriale
Amore, è una serata speciale
Amore, è una svendita di gala
Amore, è una passerella
Amore, è il segreto oscuro del cuore d’una monaca
Amore, 6 mai stata ad un concerto di Nick Cave?
 
Se dici quello che dici
Il tuo fiato fischia le mie orecchie d’asino
 
Amore, a teatro Sotto il moggio
Amore, dici un Fiume di Stronzate
Amore, se dici la verità 6 impopolare
Amore, se non dici niente ho il sospetto d’un pompino fra le gambe
Amore, se non dici quello che dici, non sai cosa stai dicendo
Amore, non ti posso amare
Amore, sei noioso come un manganello contro una testa spaccata
Amore, sei noioso, amore, amore, amore… cuore di monaca
Amore, facciamolo il Primo Maggio
Amore, Perché no?
Amore, Amore, Amore
 
Amore, non 6 sopra le parti
6 quella che 6
Puleggia dello Stato
Appena sufficiente per l’Indifferenza di Stato





Nere. Gli anni delle innocenzedi Giuseppe IannozziEditore: edizione a cura dell'autoreCopyright: © 2008 Giuseppe IannozziLingua: ItalianoPaese: ItaliaEdizione: 1a edizionePagine: 209Dimensioni: 20.99 cm x 29.7 cmPrezzo: € 13.76 Descrizione: Una nutrita raccolta di poesie di Giuseppe Iannozzi scritte tra il 2004 e il 2005, che l'autore ha ripreso in mano smussandole là dove era possibile per alcune loro asperità, ma sempre rimanendo fedele all'originale spirito d'ingenuità di quel particolare tormentato periodo. Una silloge che conta più di cento poesie scelte tra le tantissime scritte nell'arco di un anno e mezzo circa. Canti d'amore, pensieri di rabbia, ballate nere (o di morte), illusioni giovanili, prose poetiche, pasquinate, il tutto condito con cinica disperazione e romantico idealismo.Acquista la tua copia diNere. Gli anni delle innocenze
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